Tutto cominciò a Londra Sud con l’ammirazione infantile per Elvis e la crescente passione per il rock, il rythm and blues, il jazz. Poi piccoli gruppi, cover, esibizioni, poca tv, primi singoli, poco successo. Lo definivano “Un tipo cockney che canta le note sbagliate e in modo stonato”. Poi, nel 1969, arriva Space Oddity, che finalmente sale nelle classifiche. E il glam rock, Ziggy Stardust, Aladdin Sane, il Duca Bianco, e tutti gli altri personaggi: tutta la carriera musicale di David Bowie (tra l’altro, uno dei primi, attentissimi al lavoro sui video) è da guardare letteralmente come un film che si snoda come testimonianza di quarant’anni di costume e stile (oltre che di innovazioni sonore). Ma la sua partecipazione al cinema è più ricca e complessa: Bowie ha una faccia da cinema, spesso inquietante. L’uomo che cadde sulla Terra, il vampiro che invecchia di Miriam si sveglia a mezzanotte, Ponzio Pilato dell’Ultima tentazione di Cristo, l’agente che dice di aver vissuto in un incubo per due anni in Fuoco cammina con me, il cattivo del Mio West, il misterioso Tesla di The Prestige. E naturalmente il soldato di Furyo di Nagisa Oshima, la star di Absolute Beginners di Julien Temple, il re dei Goblin di Labyrith di Jim Henson. E molti altri. Ed esperimenti video, televisivi (Baal di Brecht).
Emanuela Martini, romagnola, nata a Forlì, laureata in Scienze Politiche, appassionata di cinema fin dall’infanzia, cresciuta tra i generi più disparati (dai mélo di Sirk a Jerry Lewis, dai musical alla fantascienza) e tra le più eccentriche proiezioni dei cineclub (Bergman, Neorealismo, Stroheim, Busby Berkeley e Hammer horror). Critico cinematografico, nel comitato di redazione di “Cineforum” dalla fine degli anni ’70, direttore di “FilmTv” dal 1996 al 2007, a lungo collaboratore del Domenicale del “Sole 24 Ore”, co-direttore di Bergamo Film Meeting dal 1987 al 2007, è stata membro della commissione di selezione della Settimana della Critica della Mostra del Cinema di Venezia e poi selezionatore di altre sezioni della Mostra, e dal 2007 al 2019 vicedirettore e poi direttore del Torino Film Festival. Da dicembre 2020 è direttore responsabile di Cineforum Rivista. Esperta di cinema anglo-americano, ha scritto: Storia del cinema inglese, Il lungo addio. L’America di Robert Altman, il Castoro su Powell e Pressburger e su Gianni Amelio, Shakespeare e il cinema e numerose altre monografie su generi e autori. Vive a Milano, prevalentemente con compagni felini.